L’ultimo orizzonte

Titolo: L’ultimo orizzonte. Cosa sappiamo dell’universo
Autore: Amedeo Balbi
Casa editrice: UTET
Anno di pubblicazione: 2019
Età consigliata: 16+
Quali sono i limiti della nostra conoscenza? L’universo è finito o infinito? Ne esistono altri? Ecco le grandi domande che ossessionano l’uomo più o meno da quando ha coscienza di sé stesso e consapevolezza del mondo che lo circonda.
Tutto ruota intorno al problema dell’esistenza delle leggi di natura, che si tende a considerare indubitabili con estrema facilità. Amedeo Balbi, astrofisico e docente presso Tor Vergata nonché attivo divulgatore, decide di condurre all’ennesima potenza questi interrogativi, riportandoli nel suo saggio “L’ultimo orizzonte. Cosa sappiamo dell’universo” e accomunando, quindi, i grandi dubbi attorno all’unica domanda presente sul titolo.
Che cosa sappiamo dell’universo? La visione di Balbi, puramente filosofica, si schiera dalla parte di coloro che credono che la realtà sia semplicemente quello che è, e che i nostri tentativi di descriverla non corrispondono ad essa e non sono che la necessità di dare un senso alle cose. Allo stesso tempo, l’autore non vuole minimizzare affatto il fatto che l’uomo sia riuscito, tramite procedimento scientifico, a registrare le regolarità costanti della natura, e che questo gli sia giovato per trarne vantaggi e sopravvivere.
Quello che invece Balbi contesta è soprattutto l’idea deterministica del mondo imposta nel corso degli ultimi cento anni, secondo cui la scienza permetterebbe di raggiungere evidenze certe, di stabilire cosa sia reale e cosa non lo sia — concezione che rappresenta una visione estremamente puerile e dogmatica rispetto al sapere scientifico: per quanto la scienza sia un processo utile e intelligente tramite cui esplorare il mondo, l’importante è ricordare che tale processo non coincide con la realtà stessa.
Eppure questo cammino di scoperte scientifiche ci era totalmente ignoto prima di cento anni fa: il quadro che oggi tendiamo a delineare su ciò che sappiamo dell’universo è frutto proprio delle accelerazioni scientifiche avvenute all’inizio del Novecento.
“L’ultimo orizzonte” si presenta proprio come un libro che parla dell’universo, ma anche e soprattutto dei nostri limiti conoscitivi, che non significa affatto cadere nello scetticismo o nella sfiducia nei confronti della scienza ma l’accettazione e consapevolezza di questi stessi limiti.
